
Come già introdotto nel nostro precedente articolo sui caratteri hiragana, la lingua giapponese presenta tre sistemi di scrittura. Oltre ai kanji, ideogrammi complessi che rappresentano genericamente una parola a sé stante, vi sono altri due alfabeti, entrambi sillabici: il sillabario hiragana ed il sillabario katakana. I caratteri del katakana sono facilmente distinguibili per la durezza dei tratti, molto più squadrati e meno “eleganti” di quelli dello hiragana.
Vediamo quindi le origini e l’utilizzo del sillabario katakana nella lingua giapponese.
Le origini del sillabario Katakana
Il sillabario katakana è uno dei due alfabeti sillabici della lingua giapponese anche detti kana. Sono entrambi sistemi fonetici e, di conseguenza, i caratteri non hanno un proprio significato ma rappresentano ognuno un singolo suono.
Entrambi questi sistemi nascono dalla dalla semplificazione dei caratteri cinesi assimilati nella lingua giapponese durante il VI secolo, tuttavia le effettive origini dei caratteri katakana sono meno chiare; probabilmente si sviluppa anch’esso durante il periodo Heian(794-1185), momento di forte fioritura culturale in Giappone, ma non si hanno molti dettagli storici sulle origini di questo sillabario, come si hanno invece per lo hiragana. Alcuni storici credono che il sillabario katakana possa essersi sviluppato per la prima volta nella penisola coreana durante l’IX secolo, ed introdotto in Giappone attraverso il buddhismo. Questa teoria non è mai stata, tuttavia, totalmente comprovata.
L’utilizzo del sillabario katakana nei testi buddhisti
Nonostante la scarsità delle fonti, gli storici sono riusciti a ritrovare esempi di utilizzo del sillabario katakana in alcuni testi antichi. Questi erano principalmente testi secolari e buddhisti detti Kuntenbon (訓点本), i quali venvano importati dal continente ed erano, dunque, totalmente in lingua cinese. Per semplificarne la lettura ed “addomesticare” i caratteri cinesi al fine di asservirli alla lingua giapponese, venivano aggiunte delle note che suggerivano la pronuncia dei sinogrammi. Queste note, o glosse, sono dette Kunten (訓点 ) e venivano scritte utilizzando i caratteri del katakana.

I caratteri del sillabario katakana
Così come il sillabario hiragana, anche il sillabario katakana conta in tutto 104 caratteri. Questi sono divisi in tre gruppi: i suoni “puri“, i suoni “impuri” e i suoni “contratti“. Vediamoli insieme.
I suoni “puri”
I 46 caratteri principarli del sillabario katakana sono detti suoni “puri” o seion (清音), ognuno dei quali corrispondente ad una sillaba (ad eccezione di ン che è l’unico suono non “sillabico” e rappresenta la lettera n ).

I suoni “impuri” e “semi-puri”
Quando ai suoni “puri“, le cui consonanti sono tutte sorde, viene aggiunto il segno diacritico 〃 , si ottiene la controparte sonora della stessa consonante. Questi vengono detti suoni “impuri” o dakuon (濁音).
Analogamente, aggiungendo il simbolo ゜ai suoni “puri” che iniziano con la lettera h, quest’ ultima diverrà la lettera p e si otterranno, dunque, i cosiddetti suoni “semi-puri” o handakuon (半濁音).

I suoni “contratti” o “palatalizzati”
Unendo un suono “puro“, “semi-puro” o “impuro” ad una versione piccola delle sillabe ヤ、ユ、ヨ* , si otterranno i cosiddetti suoni “contratti” o “palatalizzati“, in giapponese yoon (拗音).

*Essendo per la maggior parte utilizzati nella trascrizione di parole straniere, talvolta anche altri caratteri katakana vengono utilizzati insieme per formare dei suoni originariamente inesistenti nella struttura fonetica del giapponese, come ad esempio FA (ファ), TI (ティ) o CE (チェ).
Simbolo di allungamento vocalico
Vi è inoltre un carattere peculiare del sillabario katakana che, se posto successivamente ad un altro carattere, ne va ad allungare il suono dell’ultima vocale. Questo simbolo è semplicemente una linea dritta: ー.
ノート (nooto) = Quaderno
L’utilizzo del sillabario katakana
Prima della seconda guerra mondiale, il katakana era utilizzato per rappresentare le particelle grammaticali e con funzione di okurigana (ossia in quanto desinenza di un aggettivo o un verbo in kanji ), funzione oggi riservata allo hiragana.
Nel giapponese moderno è utilizzato principalmente per trascrivere 4 tipologie di parole, proviamo ad analizzarle.
・Parole di origine straniera: le parole prese “in prestito” da altre lingue, dette gairaigo (外来語), vengono trascritte utilizzando il katakana. Spesso le parole, poiché adattate alla fonetica della lingua giapponese, avranno una pronuncia leggermente diversa a quella originale; non è raro inoltre che, nella loro versione in katakana, vengano anche abbreviate.
Computer = コンピューター Television = テレビ Rice = ライス
・Denominazioni geografiche straniere: anche i nomi di città e stati, sopratutto occidentali, vengono generalmente trascritti in katakana, anche nei casi nei quali esista la versione propriamente giapponese di queste parole (America ad esempio si dice anche 米国 beikoku).
America = アメリカ Italia = イタリア Spagna = スペイン Russia = ロッシャ
・Onomatopee: la lingua giapponese è ricca di parole onomatopeiche, rappresentanti quindi un suono, ma anche una condizione fisica o uno stato d’animo. Per queste si utilizzano i caratteri katakana.
ペコペコ (pekopeko) = avere fame フラフラ (furafura) = avere i brividi
ピンポン (pinpon) = “ding-dong”
・Particolari parole giapponesi: alcune parole, sebbene facenti parte del vocabolario giapponese, vengono scritte quasi sempre in katakana.
メガネ (megane) = Occhiali da vista ゴミ (gomi) = Spazzatura
Come studiare il sillabario katakana?
Così come nel caso del sillabario hiragana, anche per imparare il katakana basta solo un po’ di tempo ed impegno; scrivere e riscrivere i caratteri è il modo più efficace per memorizzarli. Anche qui conviene, secondo noi, dividere i caratteri in blocchi di 5, partendo dai suoni vocalici ア・イ・ウ・エ・オ, per poi passare a tutti gli altri. Può sembrare arduo ma non preoccuparti: musica nelle orecchie, penna alla mano e quaderno nuovo sono tutto ciò che ti serve per questa impresa!





